“ L’arte è pace e profezia. Dopo la morte c’è rinascita.”

Catanzaro – L’8 gennaio 2006 moriva a Milano Mimmo Rotella – Era nato a Catanzaro il 07 ottobre 1918. Cinque giorni dopo il carro funebre, dopo un viaggio diretto in autostrada, consegnò la bara ai vigili urbani davanti al portone di Palazzo De Nobili, sede della Municipalità catanzarese. <>. Così commentò una vecchia che, uscendo da vico Gelso Bianco, partecipò alla vicina di casa, il trambusto che proveniva dall’adiacente via Jannoni. Vai a spiegare alla vecchina che ‘u pittura era entrato nel Pantheon artistico del Novecento accanto a Picasso, Dalì, De Chirico, Warhol. Era complicato dire all’anziana signora che cercava di capire le ragioni del vociare che un quadro di Rotella , sulla piazza di Tokio, tanto per fare un esempio, è quotato ancora oggi una carrettata di yen. Ma in fondo la voce popolare ha ragione perché c’è amore e confidenza in quell’espressione che non era minimalista ma riassumeva il senso delle cose.

‘U Pittura era ritornato a casa dopo essersi allontanato, molti anni fa, inseguendo il suo istinto gitano, spargendo la semenza talentuosa per le vie del mondo. Con genio canzonatorio e creativo a un tempo. Parliamoci chiaro: se esiste la catanzaresità, come esiste la calabresità o qualunque altra radice, e se questo termine non disturba troppo qualche accademico , Mimmo Rotella ne ha rappresentato l’espressione più autentica, più vera perché si è fondata nel desiderio di essere sepolto, in questo caso, nella città del vento, <>.
Il parroco della Chiesa del Carmine, quando il catafalco fu poggiato al centro della sala consiliare con tutti gli onori del caso diede, la benedizione. Il Maestro chissà cosa avrebbe pensato alzando gli occhi sulle pareti circostanti dove l’affresco di Tarcisio Bedini su bozzetti di Ugo Ortora segnala il linguaggio nobile della città della seta. Il vento e la seta, i tratti gentili della città che ha dato i natali a Mimmo Rotella che s’è nutrito di questi elementi forti e lievi. Il compendio per appartenenza che non è tanto dato dalle dichiarazioni formali snocciolate nel tempo dell’artista snocciolate nel tempo dall’artista ai vari comunicatori, ma che, nel giorno del congedo terreno, ha recuperato un approccio sentimentale dando spessore al senso dei luoghi. Quel fazzoletto dentro l’acrocoro che lo ha visto formarsi e incuriosirsi tra il laboratorio della madre, che era un’affermata modista, e i caratteri di una città tollerante, civile, ironica con venature istrioniche.

L’istrionismo di Rotella. Una città gelosa piuttosto che orgogliosa per la scelta del Maestro di riposare nel cimitero comunale. Nel caso di Mimmo Rotella non c’e stato un ritorno alle origini perché, nel profondo, non c’è mai stato il distacco dell’anima.

di Bruno Gemelli

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Catanzaro inizio del nuovo millennio: è il freddo gennaio di undici anni fa, precisamente ol 22 gennaio del 2000, il grande artista Mimmo Rotella è davanti alle Poste centrali di Catanzaro per inaugurare, a distanza di mezzo secolo, una sua opera d’arte, un grande mosaico decorativo del periodo neo – geometrico che è appena stato restaurato e che abbellisce la facciata del Palazzo delle Poste. Dietro l’angolo un operaio prepara l’ultima fase del recupero impastando del cemento grasso per la gettata finale che servirà, a breve, ad accogliere la firma dell’artista. Ci sono i politici, c’è il sindaco e il presidente della Provincia, ci sono gli impiegati delle Poste, il pubblico affezionato, gli amici della Fondazione… per iniziare si attende l’arrivo della troupe televisiva della Rai per le riprese dell’evento “Firma”. La troupe però, forse per il traffico, tarda ad arrivare.

Il tempo passa, è tardi e ci sono in programma altri momenti celebrativi e di rito, una piccola grande conferenza del maestro . Rotella guarda l’orologio, il cemento fresco è già posato e lisciato sul posto, ma rischia di indurirsi troppo. Mimmo Rotella si guarda attorno, ci nota, vede che riprendiamo con una videocamera digitale e decide di affidarci, in esclusiva, le immagini dell’evento. Ci chiede di filmare. Rotella prende in mano il pezzo di ferro predisposto dall’organizzazione e traccia, una ad una, le lettere che compongono il suo cognome. La sua erre tanto caratterizzante, la o, una ti, una e, due elle ed una a. Pochi attimi dopo, tra gli applausi dei convenuti, la sua preziosa firma è già incisa sul fresco cemento che indurendosi diventa parte dell’opera d’arte del cinquanta, del duemila, per sempre.

Poi, terminata la firma , una piccola indecisione sulla data da apporre accanto al nome, decide di scrivere 50, l’anno del recupero, della pulizia, del restauro e della rinascita dell’opera stessa ma anche della grande mostra allestita nelle sale del Complesso del San Giovanni, nella sua città.
In effetti le decorazioni “rotelliane” delle facciate esterne delle Poste di Catanzaro e di Cuneo sono del 1949, un importante anno che vede Rotella inventore della poesia fonetica, denominata con un neologismo privo di senso dallo stesso artista “poesia epistaltica”, un mix artistico sperimentale e culturale inedito, un insieme di parole, alcune completamente inventate, di suoni, di fischi, di numeri, di rumori urbani e iterazioni onomatopeiche.

Dopo la ri-inaugurazione arriva il momento delle parole, della memoria, dei ricordi ed anche della commozione. Rotella ringrazia tutti , ringrazia la sua città e ripercorre alcune tracce della sua vita , parla del suo lavoro appena ri-firmato:<< L’opera del ’50 corrisponde al periodo neo geometrico, allora ero disegnatore presso il ministero delle poste di Roma, dopo di che abbiamo preso il volo, siamo stati negli Stati Uniti, in Francia, abbiamo cominciato ad avere delle nuove esperienze fino a quando c’è stata l’illuminazione di un’”idea”. L’idea Rotella .

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Alda Merini – mi piace il verbo sentire

Mi piace il verbo sentire..
Sentire il rumore del mare, sentirne l’odore.
Sentire il suono della pioggia che ti bagna le labbra, sentire una penna che traccia sentimenti su un foglio bianco.
Sentire l’odore di chi ami, sentirne la voce e sentirlo col cuore.
Sentire è il verbo delle emozioni, ci si sdraia sulla schiena del mondo e si sente…

(Alda Merini)

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